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Contrappello degli psicologi alle future matricole: siamo davvero tanti e insieme possiamo contribuire a un mondo migliore

di Rolando Ciofi, pubblicato il 12/07/2016, fonte Mo.P.I.

tag: AUPI, università, facoltà di psicologia, prospettive lavorative, ordine degli psicologi

Ho letto con sgomento e fastidio l'articolo "L'appello degli psicologi alle future matricole: siamo troppi, fate un altro mestiere" ispirato da un sindacato degli psicologi, l'AUPI e ripreso dall'agenzia di notizie ADNKronos (http://www.adnkronos.com/salute/sanita/2016/06/28/appello-contrario-degli-psicologi-alle-future-matricole-siamo-troppi-fate-altro-mestiere_6MxsknXkIkAX43suo1RQTO.html?refresh_ce). Si sostengono in tale appello cose serie e vere:

1. Cento mila sono gli psicologi iscritti all'Ordine nazionale, mentre poco più di 51 mila sono gli iscritti all'Enpap, la cassa di previdenza della categoria. Diecimila sono gli psicologi assunti nelle Asl o in altre strutture preposte, e ben 30 mila quelli disoccupati destinati ad aumentare, dato che ogni anno escono dalle università italiane circa 6 mila psicologi e solo la metà si iscrive alla cassa di previdenza che conta circa 3.300 iscritti l'anno.
2. Il reddito medio lordo per i pochi fortunati che riescono a trovare lavoro è di circa 14 mila euro l'anno e le donne, che rappresentano all'incirca l'80% della categoria, guadagnano ancora molto di meno rispetto ai colleghi maschi.
3. Le professionalità sanitarie e la psicologia sono agli ultimi posti nella classifica dell'occupazione post-laurea. Il tasso di disoccupazione, rispetto a tutte le altre professioni, è del 12,8%. Ed è a dir poco sconcertante la classifica delle retribuzioni dove la psicologia occupa l'ultimo posto con una media di 980 euro al mese".

Tutto ciò è deprimente. Nel contesto di una società italiana deprimente, di una società europea confusa, di una società occidentale che non riesce ad uscire dalla crisi che essa stessa ha generato.

Ma alle future matricole, più in generale alla società che ci ascolta, altri psicologi, quelli da me rappresentati (MoPI), vogliono rivolgere una domanda: Perché impegnarsi in un percorso di studi?

A) Per avere una garanzia (peraltro illusoria poiché ormai il mondo cambia con ritmo e tempi esponenziali) di avere al termine degli studi una buona prospettiva occupazionale? Bene se l'obiettivo è questo si sappia che i colleghi dell'AUPI hanno ragione (anche se non è chiaro quali altri percorsi di studi siano in grado di garantire con certezza l'obiettivo).

B) Per acquisire strumenti utili a "pensare", ad essere in grado di impegnarsi, nel futuro, a migliorare il nostro mondo, a capirlo, a lavorare con la materia prima costituita, in ogni settore in cui si operi, dalle emozioni. Per essere in grado di comprendere le motivazioni nostre, quelle del nostro gruppo, familiare o sociale, di riferimento. Per tentare di portare un aiuto ai nostri simili? OK. Se questi sono gli obiettivi, care matricole, l'appello dell'AUPI non ha alcun senso... si tratta di pensieri vecchi pensati da vecchi che hanno in mente più che altro la tutela dello stipendio.

Il problema insomma ha a che fare con cosa noi pensiamo sia un percorso di studi.

Se il percorso di studi è al ricerca di una garanzia di un futuro lavoro la psicologia non fa per voi. Ma dovrete chiedervi cosa faccia per voi visto che oggi nessun percorso di studi è in grado di dare garanzie.

Se il percorso di studi è il voler crescere e capire, la psicologia, come e forse più di altre scienze umane, vi può dare molto.

Il mito della "pianificazione" appartiene al 900'. Oggi siamo in un secolo nuovo nel quale ciò che più vale sono le idee, l'entusiasmo, gli strumenti relazionali, comunicazionali ed emotivi che si possiedono.



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